Nel 1972 arrivò la svolta nelle vite di Fred Hoyle (nella foto a destra) e Chandra Wickramasinghe, infatti scoprirono che nella suddetta polvere spaziale, si trovano molecole di porfirina e sostanze più complesse, come i poliformaldeidi. Questi ultimi sono abbondanti nella natura, poiché formano la cosiddetta cellulosa.
Ma, come si sa, anche nell’ambito scientifico esistono i pareri discordanti e ce ne sono tuttora.Per alcuni, la panspermia è una teoria valida, per altri, invece, renderebbe le cose più difficili: se la vita non può nascere dal nulla- secondo coloro che sostengono la teoria della panspermia- allora da dove nasce?
E’ possibile che i batteri- la forma di vita più ancestrale- riescano a sopravvivere in assenza di gravità o al calore dell’atmosfera? Esistono molti tipi di batteri :
- termofili: ovvero che riescono a sopravvivere anche ad alte temperature (ma questo non significa che riuscirebbero a sopravvivere ad un possibile schianto sulla superficie di qualsiasi pianeta);
- estremofili: sopravvivono anche a temperature superiori ai 100 C°;
- endolitici: non hanno bisogno della fotosintesi per vivere;
- batteri semi-dormenti: presenti nelle carote di ghiaccio dell’Antartide (potrebbero trovarsi, quindi, anche su comete dalla superficie ghiacciata).
Studi recenti, effettuati in India, hanno constatato anche che se ne trovano molti ai limiti della nostra atmosfera (circa
40 km sulle nostre teste).
Ad avvalorare l’ipotesi, c’è un “buco” nella teoria della nascita della vita sulla Terra, infatti è molto improbabile che “solo” 3.8 miliardi di anni fa siano comparsi aggregati di batteri: allora la Terra era ancora calda e non c’era acqua in forma liquida.
Quello che si vuol dimostrare con questa teoria è che tutti i singoli batteri, funghi e qualsiasi altra forma di vita, siano nati dagli stessi elementi primordiali presenti nell’Universo. La verifica che eliminerebbe ogni forma di dubbio è una: la conferma dell’esistenza di una forma di vita extraterrestre.
(to be continued...)